Il GRIDO (Il Blog su Roccalumera e... non solo)

martedì 20 aprile 2010

Debora (dalla Liguria) esamina le convergenze della sua regione con la Sicilia




Mi chiamo Debora ho quasi trentadue anni e sono nata a Genova dove vivo e lavoro come fotografa freelance.
Mi è stato chiesto da un amico di scrivere della Sicilia e vi posso solo dire, nonostante non abbia visitato questa regione, che per molto tempo ho avuto un piacevole legame con una famiglia catanese.
Tutt'ora ricordo quella mamma piena di energia ed ironia e quel figlio, mio caro amico che mi è stato vicino in momenti della vita un po' spigolosi.
Soprattutto mi ricordo del loro infinito amore per la loro terra e la voglia di tornare ogni volta possibile per rivedere l'intera famiglia.
Un'altra cosa bella di loro era la vitalità, il sorriso sempre pronto a nascere con totale spontaneità.
E' grazie a loro che ho sempre nutrito un profondo affetto per la Sicilia e ho sempre cercato di immaginarmi angoli di mare, piuttosto che l'Etna e Agrigento...
...sono certa che un giorno visiterò quest'isola e non mi soffermerò a visitare le cose che ho appena citato, che sono palesemente le più famose, ma troverò senz'altro spunti per fotografare una realtà piena di colori e profumi tersi di mediterraneo.

La verità è che penso che in Sicilia come per molte regioni del Sud Italia, la vita venga vissuta intensamente con tutte le sue sfumature, dall' evento positivo a quello più doloroso.

Non posso affermare che sia lo stesso in Liguria, dove per altro siamo noti per essere molto chiusi e poco ospitali.
In realtà non è proprio così, ma è vero che forse dopo un po' ci stanchiamo di tutto e le novità non ci piacciono molto.
Siamo dei mugugnoni e io per prima mi sento di poterlo confessare.

Eppure trovo delle affinità tra le due regioni.
La mia sensazione è che agli occhi del resto d'Italia, i nostri problemi passino in secondo piano.
Ho ragione di credere che l'attenzione di tutti per le nostre terre si manifesti al momento dell’arrivo delle bella stagione quando i luoghi di maggiore attrazione turistica si riempono.

Nessuno però si preoccupa di quello che succede attorno alle nostre città ricche d'arte e le nostre spiagge gremite.
Si dimenticano delle fabbriche chiuse, le attività commerciali che giorno dopo giorno si spengono lasciando nell'oscurità e nella desolazione anche le strade più importanti delle città.
Ogni giorno percorriamo strade bucate, rotte, ferme dai cantieri che permangono mesi, anni e progetti che non partono mai ed altri che invece decollano rovinosamente.
Poi sopraggiungono gli eventi naturali a piegarci e attendiamo avviliti e feriti che le istituzioni ci aiutino a rinascere.
E infine la cosa che mi deprime ancora di più è il degrado della politica e delle istituzioni, la crudeltà del potere che ci priva del rispetto,della dignità, del buon senso.
Non c'è più logica.
Non c'è più amore né tanto meno passione per la nostra Italia.
Per me non esiste il Nord e non esiste il Sud, esiste solo una nazione, l'Italia, la nostra patria, la nostra casa.
Ci stanno togliendo tutto, soprattutto il diritto di esistere, di poterci esprimere, di lavorare onestamente e soprattutto di costruirci una sana e felice famiglia.
Io voglio lottare per il mio paese perché non voglio fuggire lontano da casa, perché io qua ci sono nata e vorrei anche che un giorno i miei figli facessero lo stesso.
In questa piccola nicchia nell'immensa rete di internet lancio questo grido: non molliamo, non facciamoci prendere in giro ancora, lottiamo per la Liguria per la Sicilia per tutta l'Italia, perché siamo un'unica grande famiglia.
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martedì 19 gennaio 2010

La Condivisione dei valori non ha stemma, ma è universale ed eterna



C’era una volta un gruppo di brave persone di paese, capitanato da una intraprendente, sanguigna e quanto mai generosa signora di una certa età.
Il Gruppo, meglio identificato nel “pustufè”, instillò nella cerchia interpaesana jonica uno spirito di reciproco incontro e se vogliamo di sano interscambio del proprio tempo.
Ma tutto ciò, era nato dopo la “pustufè” nazionale, che era viva ed attiva in molte città d’Italia, e nelle stesse era più proficuamente distribuita con installazioni a diramazione capillare di grande efficacia culturale e sociale. La “pustufè” arrivava perfino oltre confine, quindi in altre città d’Europa, fino a coinvolgere soci perfino in Sudafrica e forse in America e chissà dove ancora.

C’era una volta mia nonna, una donna di campagna che lavorava la terra, che coltivava gli alberi di ulivo e produceva l’olio extravergine d’oliva senza nemmeno sapere cosa significasse la parola "extravergine". Poi lo versava con generosità, nel piatto a pranzo ed a cena. Mia nonna, coltivando le olive, talvolta in occasione della raccolta delle stesse si faceva dare una mano da qualche parente, da qualche famiglia vicina di podere. Mia nonna ricambiava poi alla prima necessità dell'altro, facendo altrettanto per coloro che le avevano mostrato amicizia, fratellanza e condivisione della fatica. Mia nonna, senza saperlo aveva ereditato “à jurnata à pustufè”. No, non staccava assegni mia nonna, né di denaro e nemmeno di ore prestate… lo faceva e basta.

Il primo ed il secondo racconto sono le facce di una stessa medaglia che vuole essere rivolta verso i valori del rispetto, della parità di dignità dei ruoli, della condivisione, ora fra i membri di un quartiere, ora… planetaria. Voglio dire: i valori della condivisione sono quanto di più bello possa esistere al Mondo. I valori della fratellanza non hanno confini e tantomeno ripicche, nè mugugnìi, né vendette. I valori dell'antico “pustufè” non avevano bisogno di politici ai Convegni di inizio estate o di mezzo inverno, non avevano bisogno di ospiti d’onore e tantomeno di Cantori d’oltre provincia a rallegrare serate finanziate con denaro pubblico. Oggi, i valori di un tempo hanno bisogno di essere rinnovati da gente che possa veramente offrire tutta se stessa nei momenti che contano e non di pupi o di numeri per riempire una sala convegni. Inoltre, i valori della condivisione, non si possono racchiudere sotto un Marchio, un Club, una Associazione seppure Attivi, validi ed a diffusione internazionale. Essi devono dilagare nel cuore di tutti gli individui, di tutte le età, di tutte le culture e religioni. I sono socio di tutto ciò, io sono (e rimarrò sempre), socio dei valori sani di quella vecchia che coltivava le olive in campagna.
In definitiva, errare è umano ma perseverare è diabolico. Chi esclude gli altri da un gruppo, priva il gruppo (e se stesso) dei talenti che gli esclusi avevano in se. Chi mostra vendetta o rancore poi, non è sereno e si rode dentro. Hai voglia a cercare ragione raccontandoti a destra od a manca.
Giovanni BonarRIGO
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giovedì 12 novembre 2009

Lettera di Sandro Ballisto ai ragazzi che hanno tra i 16 e i 19 anni

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Ciao,
vorrei raccontarti una storia. Se hai un po' di pazienza ti ruberò solo 5 minuti.

Un po' è la mia storia, molto simile a quella di parecchi amici miei, e forse anche simile alla tua. Tu stai pensando: ora questo mi fa la solita predica. Spero di no.

Quando avevo 16 anni le mie giornate erano vuote, anche se io non volevo ammetterlo. Avevo moltissimi sogni ma solo qualcuno si è concretizzato. Pensavo che prima o poi sarebbe successo qualcosa.

Ma qui a S. Teresa c'è sempre troppo poco da fare. Stavo ore e ore a parlare di niente con i miei amici e poi la sera tornavo a casa vuoto. Molti amici hanno trovato nell'alcol e nella droga un riempitivo, ma io non mi sono mai lasciato attrarre da queste cose. Se ci fosse stato un gruppo scout, di sicuro le cose sarebbero andate diversamente. Ma non c'era.

Oggi S. Teresa è la stessa di 20 anni fa, offre ancora poco. Ma tu sogni, sogni di viaggiare, sogni di scoprire chi sei e cosa potrai fare nella vita. Sogni di essere utile agli altri. Sogni che qualcuno venga a cercarti. Sogni di poter dire la tua. In altre parti d'Italia e del mondo i ragazzi della tua età fanno cose che tu neanche immagini.

Crescono senza sprecare il tempo. Stanno si con i loro amici, ma oltre a chiacchierare portano avanti iniziative e progetti. E tu? E io? Io non portavo avanti niente, anche se pensavo di essere speciale. Tu sei speciale, io ero speciale (forse), ma essere speciali se si è da soli serve poco e non si va da nessuna parte.

Come te a 16 anni mi sono allontanato dalla chiesa, sono diventato ateo. Ho cominciato a non credere più in niente e in nessuno. Ah se ci fosse stato un gruppo scout! Ma in realtà non ero ateo ero solo confuso. Poi, ma molto poi, la confusione è passata, anche se tardi sono ritornato a credere e ad avere fiducia nel futuro.

Ora a me piange il cuore quando ti vedo sul muretto con i tuoi amici. Mi piange il cuore quando so che la sera vai a sballarti e consumi il tempo in cose inutili. E' vero in giro il paese e tutto così. Sembra che sballarsi sia normale, sembra che per te non ci sia speranza.

Ma non è così, tu sei veramente speciale. Ma il tempo che hai non lo sprecare. Il paese ha bisogno di te ora e domani. Ti invito a provare, a conoscere cosa è lo scoutismo. Potrai parlare con ragazzi come te che hanno iniziato questo cammino e che stanno scoprendo moltissime cose interessanti. Fai una prova.

Ricordati che quando io ero ragazzo non c'erano gli scout, oggi si. Oggi hai una possibilità per conoscere Cristo, per valorizzare il tuo tempo e i tuoi talenti.Per info puoi contattarmi su fb, oppure vieni a trovarci la domenica mattina dalle 10 in poi nella nostra sede a S. Teresa di Riva.

Con affetto
Sandro
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sabato 5 settembre 2009

Baciamu li mani a Vossìa? Anche oggi...



"Baciamu li mani a vossìa", si diceva una volta incontrando per strada 'o signurinu (il nobile benestante), e si diceva anche: "vossìa benerìca" (che significherebbe pressappoco: la vostra santità mi benedica). No, non, non stiamo parlando di alti prelati che giravano per strada e ad ogni passo si vedevano cadere ai loro piedi nugoli di pezzenti operai della terra appecoronati in lunghe genuflessioni, ma semplicissimi 'baroni della terra', quelli che una volta venivano chiamati latifondisti.

E' chiaro che di fronte ad un Silvio Berlusconi ospite a "Porta a Porta", il fido Bruno Vespa non possa (oggi) fare a meno di baciargli la santa mano, e cosa dire allora di Emilio Fede, che ha realizzato il BerlusconiTG? Beh! Di 'leccatori' più o meno furbi, il Mondo è pieno. Si sa, tante volte per fare il proprio mestiere bisogna quantomeno genuflettersi di fronte a chi ne detiene il controllo, altrimenti non vai molto lontano... e non parlo solo di giornalisti, ma non andiamo oltre.

Già da bambino, osservavo nelle persone di una certa età numerosi casi di "rispetto", retaggio di una cultura "du patruni chi cumanna" e "u servu chi dici sissignura". Anche quando veniva in macelleria, "u signurinu", non si accontentava certo di un arrosto qualsiasi come poteva capitare al manovale o al contadino, (che magari non aveva i soldi e gli si faceva amichevolmente credito), "u signurinu" spesso mandava il servo a fare la spesa, e lo ammaestrava accuratamente: "mi dissi u me patruni mi mmà dati tagghiata i 'ntò menzu".

Oggi, che l'analfabetismo è ormai un ricordo e che la cultura (quantomeno di base, data dalla Scuola dell'obbligo e dal diploma), è appannaggio praticamente di tutti, si intravvede un maggiore (ma forse apparente), orgoglio e dignità di tutta la gente. In effetti, figli di umili zappatori dei tempi andati, passando notti in bianco a studiare al lume di una flebile candela, sono infine diventati Ingegneri, Avvocati, Medici, Giudici di Tribunale... uomini di Potere. Sembrerebbe quindi che la palla sia girata a favore di una perequazione culturale ed esistenziale fra ceti sociali. In realtà, ciò non è affatto così.

Quanti sono i figli di servi della gleba che, con sacrifici hanno raggiunto la laurea? Quanti sono coloro che poi hano tramutato tale laurea in una attività (nella propria terra natìa) di successo? Pochi e circostanziati. Spesso costoro, hanno dovuto apprendere che dopo i sacrifici dello studio sui libri, viene il più tagliente sacrificio del compromesso politico, istituzionale e, perfino... della sceneggiata teatrale.

Scendendo ancora più nel dettaglio, è accaduto, perfino fra figli pressappoco dello stesso ceto sociale, che un successo arriso ad uno piuttosto che all'altro amico di infanzia e di giochi "ntà vanedda", abbia negli anni cambiato totalmente via via il carattere e l'atteggiamento del fortunato nei confronti di quello che avrebbe dovuto rimanere un suo pari ed amico. Questi si chiamano affari, si chiamano carriera, si chiamano deformazioni della vita stessa. E come se, quella persona - ora divenuta importante e di successo - avesse la vista di certi tori della Corrida. Infatti, mentre alcuni tori vedono l'unomo più grosso di quello che è realmente (hannu a vista rossa), e ne hanno timore, altri lo vedono piccolo piccolo (hannu a vista fina) e allora lo aggrediscono.

E' sopravvissuta dunque la genuflessione. Senza "baciamu li mani a vossìa", ma con lunghe file ad attendere dietro una porta chiusa, per sentirsi infine dire: "questa non è competenza nostra, si rivolga altrove", oppure a mandare curriculum che non verrano memmeno letti, o ancora a essere presi per imbecilli pur avendo ragione e diritto. Regole di Sicilia? Certamente no. C'è il meglio e c'è anche il peggio nel Mondo. Certo, dispiace ed amareggia, perchè, sebbene non tutti siamo destinati ad occupare i gradini più alti della scala sociale ed è giusto così... mi sembra piuttosto grave che l'uomo debba infine valere - sempre e per sempre -per quanto ha, piuttosto che per quanto è! Ma è proprio questa la regola da cambiare.
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mercoledì 5 agosto 2009

Ricordando Maria D'Arrigo di Savoca

Oggi niente politica paesana nè tantomeno italiana, niente piagnistei per una Sicilia che avrebbe potuto essere e invece non è. Dedico questo post a Maria di Savoca, la famosissima Maria dell'altrettanto strafamoso nel Mondo Bar "Vitelli", bar dove furono girate alcune scene del film "Il Padrino parte I" di Francis Ford Coppola.

Maria D'Arrigo, detta anche "a signurina Maria", la conobbi di persona solo alcuni anni fa. Ero a Savoca, perchè stavo facendo da cicerone a degli amici di Milano. Amici, anche loro come me facenti parte di una BdT. Quale prima tappa del nostro personale giro turistico storico monumentale avevo scelto proprio la città di Savoca. Quella mattina io e gli amici, eravamo già stati al Museo Etno Antropologico, (i cui oggetti antichi esposti al suo interno ebbi cura di descriverli ai miei villeggianti con minuzia di dettagli, così come tradussi diverse frasi scritte in siciliano ad essi allegati), andammo nelle catacombe del convento dei Frati Cappuccini a visitare i resti delle mummie... e poi, passammo a gustare la tipica granita al limone alla quale immancabilmente Maria non associava la classica briosche ma una tipica dolcissima e gustosissima "zuccarata". Mi disse con fare fra lo scherzoso e l'incuriosito: "a stu figgiolu iò 'llaia canusciri", poi aggiunse: "ma tu non si u figghiu di Ninetta?" Si, le risposi dopo un veloce ricostruzione del'intero albero genealogico. "Iò sugnu tò cucina!" Ebbi modo di apprezzare la grande disinteressata generosità di Maria, che ci offrì la granita che consumammo (come Michael Corleone) ad uno dei tavoli davanti al bar. Conoscerla fu un'emozione che in me evocava epoche di cui avevo sentito solo raccontare. Quel giorno fu come se l'orologio del tempo non solo si fosse fermato, ma ansi fosse tornato indietro nella storia più bella.

Tornai tante volte a visitare mia cugina Maria, che, nonostante gli oltre ottant'anni mostrava una vitalità incredibile. Si dedicava (oltre al bar) anche alla campagna e all'orto, era una donna forte. "Chi ti pigghi?", mi diceva ogni volta che la venivo a trovare. Sublime, la sua granita con l'aggiunta di Zibibbo, ma non volevo che pensasse che volessi approfittarmi della sua bontà. Era contenta Maria, perchè, nonostante lei stessa dichiarasse "iò sugnu ranni", sperava di vivere ancora da godersi la crescita della sua Savoca. La cittadina collinare di Savoca che (soprattutto in estate) vede arrivare tantissimi autobus di turisti tedeschi, inglesi, francesi ecc. che venivano a visitare il paese e il suo storico bar. Maria fu intervistata da diverse TV, alle quali raccontò la sua orgogliosa storia. Addirittura, Maria sognava un futuro ancora migliore per Savoca ed i savocesi e, stimava il sindaco e quanti si stavano prodigando per dare lavoro ai paesani. Mia cugina Maria, era una donna meravigliosa.

In varie occasioni i suoi concittadini festeggiarono pubblicamente il suo compleanno. Numerosi regali le pervenirono negli anni anche dallo stesso regista Ford Coppola, (il quale, dopo averle offerto a suo tempo la parte della madre di Apollonia -la sposa di Michael Corleone- parte che Maria rifiutò seccamente perchè poco tempo prima aveva perso il fratello), e da attori come Al Pacino. Maria, che ospitò con tutti gli onori l'intera troupe del film "Il Padrino", e che mise a loro disposizione i già menzionati locali del bar (che fu chiamato proprio in quella occasione "Vitelli" e tale rimase il nome), di fronte ad un assegno in bianco offertole dal regista rispose: "non voglio nulla, è stato un piacere che voi abbiate scelto il mio paese per omaggiare la mia Sicilia". Maria era una donna umile.
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Ebbene, tre giorni fa, dopo un lungo periodo di malattia, che la aveva più volte costretta a letto, malattia alla quale aveva reagito sempre con coraggio tornando a lavoro dietro al suo banco del bar, Maria (all'età di 86 anni) ci ha lasciati. Avant'ieri -3 Agosto 2009- il funerale. Non ho mancare. Il saluto e la benedizione del parroco è avvenuto nella chiesa Matrice, fra tanti amici e parenti presenti dentro e fuori dalla chiesa. La banda musicale ha accompagnato la salma portata a spalla. La bara, giunta di fronte alla sua casa è stata rivolta verso l'ingresso per essere poi portata dentro il cortile del suo bar, per continuare infine il viaggio verso la sepoltura. Avevo con me la macchina fotografica, la videocamera integrata... ma non ce l'ho fatta ad usarla, (quella che vedete sopra l'ho rubata da internet e l'altra del bar l'avevo scattata quest'inverno, per realizzare un filmato su You Tube, che celebrasse Savoca città eterna), fotografare quei momenti, sarebbe stato come strumentalizzare un sentimento di profondo rispetto verso una donna vera. Una donna di fede. Addio cugina Maria!

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venerdì 26 giugno 2009

E intanto... il nizzardo, recitava Dante Alighieri.

La cosa più strana era, che ogni volta che leggevi le sue mail sul tuo PC o sui siti internet, ti accorgevi che scriveva con la pretesa di rivelare accadimenti nuovi. Eccezionali. Interessanti. La cosa ancora più buffa, era poi, che ogni volta che lo (ri)leggevi... spesso ti accorgevi di (ri)apprendere anche da lui, le solite retoriche polemiche alla paisana.
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Non stiamo parlando del famoso "Uomo delle Stelle", ossia colui che cementificò un paese di novelli ambientalisti, vecchi agricoltori onesti e risaputi invidiosi del potere, stiamo parlando di uno come noi, uno che a volte guaiva come morso da un cane Pit Bull, ma che si dava fortemente da fare come un umile operaio che dovesse portare il pane a casa. Sebbene a casa il pane lo avesse in abbondanza. Recita Dante Alighieri, l'uomo del "Cantu e Cuntu" jonico... e si aspettava di raccogliere ampie platee, (o nemo profeta in partia nizzarda), come forse avrebbe fatto il sommo scrittore fiorentino se oncora oggi fosse vivo... nella sua vulgaris Italia.
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Negli stessi anni e nella stessa Terra, gridava la "sua" AUTONOMIA l'"Uomo delle Stelle", quello vero... e lo faceva attraverso i numerosi e variegati mezzi della tecnologia e del passaparola. Si aggappava a tutto per vincere, si aspettava molto ma molto di più di quanto (comunque) avrebbe raccolto in tante piazze di Sicilia ed oltre. Ma, forse di UOMINI DELLE STELLE, da noi, ce n'erano più di uno. A Roccalumera come a Nizza, a Furci come a Santa Teresa di Riva, ad Alì Terme come... a Fiumedinisi, equazioni di ordinaria noia, tuttalpiù, talvolta interrotte da Operazioni Umanitarie come quella di un sindaco avvocato che diede un sorriso a figli dei terremotati d'Abruzzo, ospitandoli nel suo paese. Poi, fra un Canto della Divina Commedia della sera ed un racconto di "Cavaddi disoccupati e Scecchi laureati" la cronaca dei soliti Comuni, era infarcita di curtigghiu e di dispetti in consiglio comunale. I temi erano: debiti, debiti fuori bilancio, consorzi da controllare, Unioni dei Comuni senza unione, e mentre tutto ciò accadeva, uno dei consiglieri di minoranza acquistava la BMW dell'ultimo tipo. Boh!
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C'era la crisi, le ringhiere in ferro arrugginito divelte a Furci, il lungomare con i buchi profondi come crateri vulcanici anche a Roccalumera, mentre, i nizzardi erano a tutt'altro affaccendati che non ad ascoltare il leggittimo GRIDO della cultura retorica di un loro compaesano. Forse, invece, sognavano ancora un posto in Comune per i propri figli o quantomeno un cantiere scuola per guadagnare poco ma riposandosi molto. Intanto, gridava "VI ODIO" un coraggioso furcese adottato barista a Roccalumera. Ai suoi statici e dispettosi amministratori, ripeteva "VI ODIO". Insisteva dal pulpito del solito sito e parlava chiaro, ma neanche lui era il Davide che con una misera fionda ed un sasso avrebbe abattuto il gigante Golia comandante dei Filistei di una politica corrotta, così pensava bene di chiede immantinente scusa e tornare a fare il suo bravo mestiere. A quel tempo, c'era anche il vecchio tedesco furcese della Via Calatafimi, pronto a bacchettare i comodi panzoni amministratori, (tuttavia sorridenti e beffardi) dal basso (o dall'alto) del suo meteorologico blog. Costui, il cui cuore di chi vive lontano dalla propria Terra natìa, rimaneva rovente di nostalgia, poichè apparteneva alla gloriosa stirpe dei paladini della giustizia di una Sicilia che spera in eterno.

In ultimo, sbucava dall'anonimato un geometra disegnatore in attesa di clienti, oltrechè vizioso della tastiera del PC, ma alla paisana pure esso. Il suo nome era "nessuno" come l'Ulisse omerico. Un irremovibile ignorato nonchè validissimo e brillantissimo ...giustizialista d'insuccesso. Campione di presenze comparsate ai convegni, spugna mai pregna della conoscenza globale, forse prima degli altri, costui aveva capito (ma no metabolizzato), che la "sua" verità era il contrario esatto della convenienza nella politica e perdipiù l'antitesi dell'incorretto modo di arricchirsi.

Fate quello che predico e non quello che faccio, blaterava un prete incorretto di paese a quel tempo... mentre, il vero Cristo dei poveri e dei giusti, bussando alle coscenze della gente, si vedeva sbattere la porta in faccia dal suo popolo... che gli preferiva la promessa dei politicanti in periodi di elezioni. Bla bla bla... nuovi programmi degli onorevoli per una Sicilia migliore, questa è la volta buona, e poi? dopo lo spoglio... per la gente comune, il solito "tiramu a campari". Tuttavia, qualche sera, "pi passàrisi menzùra i lissa" capitava di sedersi ad ascoltare un po' di Cultura in Filanda, sì, cultura aggratis per residenti e villeggianti. Bravo, bravissimo l'artista, ma... "Chi u scutami a fari a chistu supa u paccu... tantu, pani a casa a nui no'nni potta!"
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martedì 16 giugno 2009

L'arroganza del ragno
















CLICCA QUI', per vedere il video della Processione di Sant'Antonio
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C'era una volta un ragno secco secco per la fame, lo attendeva ormai la morte. Aveva perso ormai ogni speranza, quando ad un tratto, alzando gli occhi al cielo vide un filo pendere dal tetto. Pensò tra se: "e se realizzassi una ragnatela?". E, partendo da quel filo pendente iniziò a tessere... il primo filo, il secondo, il terzo... fino a realizzare una tela abbastanza grande che varie mosche vi rimasero impigliate. Il ragno, iniziò a cibarsi di quelle mosche e ad ingrassare, anche la sua voce si fece più forte e convinta.
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Un giorno, guardando orgoglioso il suo regno di tela... iniziò ad esaminarlo filo per filo. "Questo l'ho tessuto io", gridò forte indicando il filo, poi passò ad un'altro e: "Questo l'ho tessuto io" gridò ancora più forte... e così per un terzo, un quarto e ancora si pavoneggiava: "Anche questo l'ho realizzato io". Autocompiaciuto e sazio della sua grandezza di ragno, ad un tratto si imbattè nel filo che pendeva dall'alto. Lo guardo un'istante e disse: "Questo non l'ho tessuto io"... e con la tenaglia lo recise di netto. In quell'istante, crollò l'intera tela e lo soffocò.
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MORALE
Certe volte, preghiamo i Santi ed il Signore che ci facciano una grazia. Siamo disperati, siamo ammalati, siamo pieni di problemi. Ecco, la Santa Provvidenza ci viene in aiuto, ci risolleva dallo sconforto, dalla malattia, dalla povertà. Adesso vediamo il Mondo che ci circonda con occhi diversi, ci sentiamo padroni della Terra e, magari proprio noi che ora siamo raggianti ed osannati dalla gente per il nostro successo... ci dimentichiamo di Dio. Ci allontaniamo da quella inutile zavorra. Ecco che, senza accorgercene, precipitiamo nel peccato, nella rovina e nella morte.
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