Il GRIDO (Il Blog su Roccalumera e... non solo)

mercoledì 22 giugno 2011

RIVIERA JONICA. "MARTUFFO" DICE: "FINIMOLA!"

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO: Mi chiedo a volte: "vaddarisi o specchiu e vidirisi beddi jeti facili?" Senza difetti, nè fisici ne comportamentali, dico. Adesso giriamo la domanda al paese in cui viviamo. In cui trascorriamo cioè i 365 giorni dell'anno solare. E' decente, è progredito è promettente sto paese? Se si, perchè, se no allora perchè non denunciarne le pecche o meglio proporre rimedi fino alla soluzione? Si, perchè ho avuto modo di notare che ciò che il residente (ad es. roccalumere, ma anche nizzardo, santateresino, furcese ecc. ecc.) non vede, lo vede il turista oriundo. Quel turista che ritorna in estate per passare con i propri cari la bella stagione nell'altettanto bella spiaggia ed al sole... più bello del mondo.

Ieri sera a Sciglio, tornando dalla Santa Messa celebrata in onore dei 51 anni di sacerdozio di don Gaetano Murolo, (a proposito, auguri), notavo -percorrendo la via S. Cosimo- una (a mio mero parere) scarsa illuminazione. Chiesto ad un passante il perchè, mi sentivo candidamente rispondere: "da un paio di giorni l'hanno sistemata, prima era "o scuru".

Vallo a spiegare al turista che meglio di così non si poteva fare? Vagli a spiegare il perchè di certi pali Enel che stanno su per puro miracolo, di cassonetti stracolmi, di spiagge (puntualmente ogni anno) sporche, di lungomare sempre più simili al Gruviera piuttosto che all'Hemmental svizzero, di fiumiciattoli di fogna che si riversano sul'arenile mentre la gente fa il bagno con i bambini piccoli.

E se sto turista (che sia di destra di sinistra o di centro o di vattelappesca, poco ci interessa), raffronta questo paese delle sue vacanze con quello in cui (magri) è stato costretto ad emigrare per necessita e lo stesso è sito in provincia di "Padania!"? Magari tirando fuori aspre critiche, che gli rispondiamo noi? "Boh, chinnisacciu iò!". Tiriamo sù le spalle, ci facciamo gli affari nostri.

Ma sai, la crisi... la Provincia, la Regione, la politica ladronaaaaa. Fatto sta, che sto turista ha argomenti e noi sembriamo tuttalpiù rassegnati o furbi.


Una bella notizia c'è: siamo alle battute finali al rigurdo del famoso albergo di Roccalumera. Si, andate a vedere, bello no? Quindi, lavoratori jonici, ci siamo. E, se decolla il più volte paventato "Paese Albergo" nei Comuni, allora... è la svolta, ragazzi! Ragazzi, per modo di dire.

Ma FINIMOLA, una volta buona. Come uno stufo padre romano nominò all'anagrafe l'ennesima figlia femmina, stufo, per averne avute già sette di femmine.

Finiamola di farci prendere in giro da certi Politici della Provincia piuttosto che della Regione se non anche del Comune, di certi rappresentanti della Cultura (sempre politici) che l'unica Cultura che conoscono è quella della tasca del portafogli, anzi, del conto in banca.
Come mi suggeriva oggi un amico in rete, bisogna finirla (Finimola, appunto), di votare perchè quello è un amico o perchè mi ha fatto un favore o perchè me lo potrebbe fare, anche se so bene che quello lì in quel posto non merita di starci.

Detto tutto ciò, salviamo almeno una cosa: che il tal sindaco vada ai funerali, (precisiamo a tutti e non a quelli politici o parentali), è segno quantomeno di rispetto dal quale tutti dovremmo (compreso lo scrivente), prendere esempio.

"MARTUFFO"





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venerdì 2 aprile 2010

Petizione popolare a Casalvecchio. IL RISCHIO NON E' PASSATO!

In questi giorni, una petizione popolare (inviata al Presidente della Provincia), per la messa in sicurezza della S.P. 23 BIS Misserio-Rimiti (vedi foto), del Comune di Casalvecchio Siculo è stata firmata dai casalvetini. In questa petizione si parla di: "grandissimi rischi di incolumità", di una stada ridotta ad un "colabrodo" da trenta se non da quartant'anni... si parla di numerose frane e smottamenti, di camion sprofondati in una voragine.
Insomma, il problema che dopo il primo ottobre (a proposito, ieri si compivano sei mesi dal disastro ed ancora i mezzi pesanti e gli autobus devono passare dall'autostrada, sic!), del dopo San Fratello, dei Comuni dei Nebrodi e mi voglio fermare quì, inquanto (come potete leggere sotto) i casi di frane e di pericolo stanno dilagando a macchia d'olio sul territorio siciliano. Con l'arrivo dell'estate, si dovrà fare ancora più attenzione e prevenzione agli incendi dolosi, che certamente hanno avuto la loro importanza e gravità nei fatti tragici che hanno portato morte e disperazione. Chiamiamolo pure ALLARME, si, ALLARME FRANE. Facciamoci sentire, perchè non si pensi come in un passato recente e remoto di tamponare il problema (e gabbare la gente), con pochi e frammentari interventi non risolutivi.

I DISSESTI RICORRENTI DI CASTELL'UMBERTO

Parte del territorio comunale di Castell’Umberto ubicato lungo il versante occidentale della dorsale che separa la Fiumara Fitalia dalla fiumara di Sinagra è stato interessato recentemente da dissesti come vaste aree dei Nebrodi. Le abbondanti precipitazioni piovose che dal 2009 hanno ripreso ad interessare la Provincia di Messina, dopo varie decine di anni di piogge meno abbondanti, hanno dato nuovo vigore alle inarrestabili modificazioni geomorfologiche che continueranno ad evolvere lungo i versanti costituiti da rocce prevalentemente argillose con una spessa copertura di alterazione.
I dissesti hanno particolarmente colpito la frazione di Sfaranda determinando seri danni ad edifici pubblici e privati e serie preoccupazioni negli abitanti che assistono, inermi, al continuo aggravarsi dei danni ai manufatti.
I dissesti che sono in atto a Sfaranda lungo il versante destro orografico della Fiumara Fitalia hanno precedenti storici che testimoniano le diffuse condizioni di instabilità e i precari equilibri geomorfologici che caratterizzano gran parte dell’area. Secondo vari storici anche nell’antichità i dissesti avrebbero causato la scomparsa di centri abitati e la formazione di nuovi nuclei.
Si ricordano le frane avvenute a cavallo fra il 1800 e il 1900 che causarono l’abbandono del vecchio centro medievale (oggi Castell’umberto Vecchio) e la conseguente costruzione del nuovo abitato rinominato in onore del principe ereditario Umberto I.
In seguito al sopralluogo multidisciplinare effettuato nell’area maggiormente interessata dai dissesti avvenuti tra la fine del 2009 e i primi mesi del 2010 e sulla base della documentazione tecnica resa disponibile dagli esperti locali e dal Collegio dei Geometri e Geometri Laureati della Provincia di Messina,nonché dal supporto tecnico-scientifico dell’arch. Aveni, si sottolinea che tutto il versante sul quale insiste Sfaranda è caratterizzato da una fitta rete di canali e valloni che smaltiscono le acque superficiali in maniera incontrollata e prevalentemente senza adeguate sistemazioni idrogeologiche ed idrauliche.
Tale situazione favorisce la dispersione concentrata delle acque di ruscellamento in superficie e nel sottosuolo in siti a monte e a valle delle zone abitate. Il versante risulta interessato da dissesti antichi con cumuli di frana disseminati lungo il pendio. La copertura di alterazione è generalmente spessa e con scadenti caratteristiche geotecniche. Nei primi metri di sottosuolo si riscontra una diffusa circolazione di acqua specialmente da alcuni mesi. L’urbanizzazione si è sviluppata lungo il versante interessando zone con differenti caratteristiche geologiche, geotecniche e geomorfologiche probabilmente a causa di una non approfondita conoscenza preventiva delle caratteristiche geoambientali dell’intero versante, a monte e a valle.
I dati disponibili evidenziano che i dissesti che interessano vari manufatti sono ancora in evoluzione e che nell’area interessata vi è assenza di adeguate opere di consolidamento, drenaggio e raccolta e smaltimento delle acque superficiali e sotterranee proprio lungo il versante attualmente interessato dai movimenti franosi.
Nella fase attuale è indispensabile attivarsi per eliminare le infiltrazioni di acqua nelle fratture di superficie e realizzare una idonea regimentazione delle acque meteoriche.
Si ritiene necessario che il Comune si doti di una dettagliata cartografia geologica e geotematica e di una indagine geognostica che consenta di ricostruire l’assetto geologico e geotecnico del substrato anche in prospettiva sismica. Deve essere attivato, inoltre, un valido sistema di monitoraggio delle lesioni che interessano i manufatti e i terreni lungo tutto il versante.
Si sottolinea che vi è l’esigenza di acquisire le conoscenze geologiche e geotecniche, relativamente al territorio interessato dai fenomeni franosi, mediante l’esecuzione di indagini specialistiche, finalizzate alla ricostruzione del modello geologico geotecnico tridimensionale del sottosuolo di specifico interesse anche in prospettiva sismica.
L’acquisizione dei dati mediante le opportune indagini, e la loro interpretazione, oltre ad essere indispensabile per la ricostruzione tridimensionale del corpo di frana e per il monitoraggio della sua evoluzione consentirà una idonea progettazione degli interventi di messa in sicurezza; consentirebbe, inoltre, di prevedere e prevenire l’eventuale evoluzione del fenomeno dove insiste l’abitato.

Franco Ortolani
Ordinario di GeologiaDirettore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del TerritorioUniversità di Napoli Federico II

Giuseppe Aveni
Architetto – Dirigente Regione Siciliana
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lunedì 15 febbraio 2010

Lettera aperta a tutela del torrente NISI






RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Oggetto: Lettera aperta per il torrente NISI

Ai Sigg. Sindaci dei Comuni di:

Alì
Carmelo Satta

Alì Terme
Lorenzo Grasso

Fiumedinisi
Cateno De Luca

Nizza di Sicilia
Giuseppe Di Tommaso
Nizza di Sicilia, 15 febbraio 2010

Egregi Sigg. Sindaci
Con la presente lettera vogliamo portare alla Vostra attenzione lo stato di dissesto in cui versa il torrente Nisi, aggravatosi dalle ingenti piogge di questi ultimi mesi che hanno portato, proprio in questi giorni, al crollo di un ulteriore tratto di argine in contrada Reitana.

E dire che da tempo i proprietari dei terreni limitrofi pongono con forza il tema della difesa del territorio dalle acque del torrente e la creazione di una viabilità interna che consenta di raggiungere le aziende agricole in sicurezza.

Adesso che sono in pericolo fabbricati rurali, mezzi agricoli e le acque non hanno più barriere a difesa degli agrumeti, si impongo interventi strutturali adeguati e nel rispetto dell’ambiente senza cementificazione selvaggia.

Non spetta a noi ricordare l’importanza del torrente Nisi per la vita delle nostre comunità, lo avete individuato come area strategica dell’Unione Valle del Nisi, ma non si può certo aspettare la costituzione dell’Unione il cui iter costitutivo è iniziato da anni senza giungere ad alcun risultato.

La storia recente dei nostri territori ci avrebbe dovuto insegnare gli esiti drammatici che possano avere incuria e degrado ambientale. Siamo, quindi, fiduciosi che le Vostre Amministrazioni interverranno a breve per la messa in sicurezza di una parte di territorio vitale per le nostre Comunità.

Il Circolo del Partito Democratico
di Nizza di Sicilia
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mercoledì 3 febbraio 2010

Le Commedie di Carlo. Sono belle, sono di livello, ma... qualcuno di importante le snobba

Di solito, non pubblico riflessioni di questo genere. Pubblico "GRIDI" di persone che lamentano il degrado della nostra Terra, pubblico "GRIDI" di persone che sono state a Giampilieri o a Scaletta a spalare fango ma che poi hanno paura che presto qulacuno si dimenticherà dei superstiti, pubblico "GRIDI" di persone... che si oppongono alla chiusura di un ospedale o di un semplice reparto di un nosocomio... Ma, riflettendoci, l'artista in oggetto non è altri che un "operaio" della nostra terra che ha un sogno. La grande differenza fra lui e chi lavora di vanga o di piccone e che la sua fatica è di tipo mentale (ma non solo). Quando questo "teatrante" lavora, ci mette tutto se tesso, ci crede e magari si illude che tutti gli altri ci debbano credere. Ebbene, io ammiro il suo "lavoro di qualità" che non sempre riscuote il successo che meriterebbe, perchè non nasce solo per far ridere come tanta concorrenza. Ebbene si, quando un uomo di teatro, un artista, un opinionista, si pone quale "FARO" per coloro che vivono senza farsi domande, ebbene costui percorre spesso (come Sisipo), una strada che va in salita e spinge su una pietra che alla prima occasione (ri)rotola giù.
Trattare temi importanti ed avere il coraggio di "venderli" alla gente (temi come il massacro degli Ebrei o il terremoto di Messina), può essere un'arma a doppio taglio. Infatti, chi dal teatro si aspettava un'ora e mezza di svago, magari, alla prossima occasione andrà a vedere un "cinepanettone" che è roba da due soldi... ma che fa ridere e rilassa. Bisogna riflettere però, bisogna porsi delle domande, e distinguere la qualità dalla spazzatura es. della TV.
La nostra società, attraverso il "canali" del sapere che ancora esistono, deve recuperare il senso civico, il senso religioso, la riscoperta dei valori della famiglia. Forse, qualche volta, piangere ad una messa cantata o perfino ad una commedia teatrale, è un'occasione per crescere e per cambiare.
Giovanni BonarRIGO
Caro Direttore, stavolta invece del solito comunicato stampa è l'autore dello spettacolo che ti scrive, raccontando le sue emozioni nel sentire un pubblico, non numeroso per la verità, ma presente e pronto ad affrontare i cambiamenti, che questo scavezzacollo (in senso teatrale) propone. Era da tanto tempo che parlavo di cambiamento nel mio teatro e avevo messo in atto alcune cose, anche se non si riusciva a venire fuori dall'empasse di uno stereotipo che ci perseguitava e che voleva che il teatro, il nostro compreso, fosse necessariamente il luogo di risate e celebrazioni di culti personali, senza poter venire fuori con un prodotto, che si presentasse come qualcosa di nuovo. Così "Lo zio Leone" ci ha dato modo di ripartire con qualcosa di diverso, nel tentativo di aprire un varco e posizionarci in un angolo del mercato, dove ci siamo noi e basta, almeno per quanto riguarda la Riviera Jonica. Ma non basta, perchè "Lo zio Leone" ci ha dato la soddisfazione di portare all'Auditorium la prima scuola superiore, quel Liceo Ginnasio Trimarchi, che è arrivato in forze (270 alunni) a celebrare insieme a noi il Giorno della Memoria, affrontando problemi enormi, non foss'altro la ricerca di ben sei autobus. Stavolta siamo veramente dispiaciuti per quelli che non c'erano, perchè chi c'era potrà testimoniare che il pubblico alla fine dello spettacolo era in lacrime, commosso per avere ascoltato e visto una storia dura, forte, ma reale, una di quelle storie che bisognava raccontare. Certo, dal momento che si trattava di un personaggio nizzardo e di un lavoro ambientato a Nizza di Sicilia, nel quartiere di San Giovanni, ci è dispiaciuto non registrare la presenza di alcun amministratore del nostro comune, ma c'era la gente, quella c'era, di Nizza sempre poca, ma qualcuno di quel quartiere era presente.
Oggi resta il piacere di avere svoltato con un teatro nuovo e avere convinto chi c'era, e potrà testimoniare, che si può fare del buon teatro senza necessariamente dover rispondere a chi ti chiede: "Ma chi fa, si ridi?".
Carlo Barbera (Attore di teatro)
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