Il GRIDO (Il Blog su Roccalumera e... non solo)

lunedì 3 maggio 2010

VIA LE INTERCETTAZIONI. A CASA IL MAGISTRATO CHE PARLA TROPPO

Il provvedimento:

EVIDENTI INDIZI COLPEVOLEZZA - Il Pm potrà chiedere di intercettare solo se ci saranno 'evidenti indizi di colpevolezza' e solo se saranno 'assolutamente indispensabili'. Nelle indagini di mafia e terrorismo basteranno 'sufficienti indizi di reato'. La richiesta dovrà essere autorizzata da un Gip collegiale del capoluogo del distretto. Ma il giudice dovrà poi compiere una valutazione autonoma del caso.

VIA IL MAGISTRATO CHE PARLA TROPPO - La toga che rilascia ''pubblicamente dichiarazioni'' sul procedimento affidatogli ha l'obbligo di astenersi. E sarà sostituito se iscritto nel registro degli indagati per rivelazione del segreto d'ufficio.

OMESSO CONTROLLO - Il ddl prevede l'ammenda da 500 a 1.032 euro per pubblici ufficiali e magistrati che ometteranno di esercitare ''il controllo necessario ad impedire la indebita cognizione o pubblicazione delle intercettazioni''.

DIVIETO PUBBLICAZIONE - Il testo cambia. Prima era vietato scrivere di tutto fino all'inizio del dibattimento. Ora si prevede che per le intercettazioni, anche quelle non più coperte da segreto, resti il divieto di pubblicazione anche parziale fino alla conclusione delle indagini preliminari. E sarà vietato pubblicare le richieste e le ordinanze emesse in materia di misure cautelari fino a quando l'indagato o il suo difensore non ne siano venuti a conoscenza. Dopo di che se ne potrà pubblicare il contenuto. Fanno eccezione le intercettazioni riportate nelle ordinanze. Per quelle permane il divieto di pubblicazione.

RETTIFICHE SENZA COMMENTO - Cambia anche la norma sulle rettifiche perché nel ddl si dice che dovranno essere pubblicate nella loro interezza, ma ''senza commento''. E si disciplinano anche quelle su internet.

NO A NOMI E IMMAGINI PM - Stop alla pubblicazione di nomi o immagini di magistrati ''relativamente ai procedimenti penali a loro affidati'', salvo che l'immagine non sia indispensabile al diritto di cronaca.

CARCERE PER I GIORNALISTI - Torna il carcere per i cronisti, ma la pena diventa da 6 mesi a un anno (era da uno a 3 anni) quindi oblabile: cioè trasformabile in sanzione pecuniaria.

REATI INTERCETTABILI - Potranno essere intercettati tutti i reati con pene oltre i 5 anni, compresi quelli contro Pubblica Amministrazione; ingiuria; minaccia; usura; molestia; traffico-commercio di stupefacenti e armi; insider trading; aggiotaggio; contrabbando; diffusione materiale pornografico anche relativo a minori.

INTERCETTAZIONI AMBIENTALI - Si potranno usare le 'cimici' solo per spiare luoghi nei quali si sa che si sta compiendo un'attività criminosa. Unica eccezione per i reati di mafia, terrorismo e per quelli più gravi.

LIMITI DI TEMPO - Non si potrà intercettare per più di 60 giorni: 30 più 15 più 15. Per reati di mafia, terrorismo o minaccia col mezzo del telefono si può arrivare a 40 giorni prorogabili di altri 20.RELAZIONE SU SPESE E 'TETTO' - Ci sarà un tetto di spesa stabilito dal ministero della Giustizia, sentito il Csm. Entro il 31 marzo ogni procuratore trasmetterà a Via Arenula una relazione sulle spese per le intercettazioni dell'anno precedente.

PROCEDIMENTO CONTRO IGNOTI - Le intercettazioni potranno essere richieste solo dalla parte offesa e solo sue sue utenze.

ARCHIVIO RISERVATO E DIVIETO DI ALLEGARE VERBALI A FASCICOLO - Telefonate e verbali saranno custoditi in un archivio presso la Procura. E le registrazioni saranno fatte con impianti installati nei Centri di intercettazione istituiti presso ogni distretto di Corte d'Appello. I procuratori dovranno gestire e controllare questi Centri e avranno 5 giorni per depositare verbali e intercettazioni. Se dal loro deposito però ci sarà pregiudizio per le indagini, si potrà ritardare la consegna, ma non oltre la data dell'avviso della conclusione delle indagini preliminari. Vietato allegare le intercettazioni al fascicolo.

NO A UTILIZZO IN PROCEDIMENTI DIVERSI - Le intercettazioni non potranno essere usate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte. Salvo i casi di mafia e terrorismo.

STOP A INTERCETTAZIONI PER 007 - Se un Pm volesse intercettare un telefono usato da esponenti dei Servizi e quindi anche da 'body guard' dovrà informarne entro 5 giorni il presidente del Consiglio che potrà apporre il segreto di Stato.

IL MIO COMMENTO:
Ditemi, che quanto scritto sopra non risponde a verità, Oppure ditemi che ogni parte di questo provvedimento promosso dall'attuale maggioranza di Governo (leggasi Presidente del Consiglio), risponde a precise necessità di tutela della privaci del popolo o a qualsivoglia beneficio globale e non "ad personam".




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martedì 17 novembre 2009

Antonio Ingroia (Magistrato): "L'interesse privato minaccia la giustizia di tutti"

Minzolini, pagato con soldi pubblici, è venuto in prima serata al Tg1 a spiegare a noi cittadini che l’immunità parlamentare è “cosa giusta e doverosa” affinché non vengano sovvertite le sorti democratiche del Paese. E’ venuto anche a screditare un magistrato antimafia come Ingroia che dedica la sua vita, e quella della sua famiglia, ad un’incessante lotta contro Cosa Nostra.

Riporto un frammento dell’intervento di Antonio Ingroia di sabato a Napoli durante la due giorni del convegno “Questione morale ed istituzioni”, incontro che Minzolini ha utilizzato per travisare la sua visione della democrazia italiana.
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"Quando vedo un Ingroia parlare ad un convegno con qualche centinaio di persone ed un Minzolini sproloquiare di fronte a milioni di italiani, penso che questo Paese non abbia più nulla in comune con una democrazia.
Ma io direi un’altra cosa: noi, invece, non abbiamo avuto un assedio della politica contro la giustizia, abbiamo semplicemente perso la politica, perché le istituzioni e la politica sono state occupate dagli interessi privati, quindi è il privato che ha sostituito il pubblico".

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO
Antonio Barbagallo ha inviato un messaggio ai membri di Io sto con Ingroia!

Oggetto: Istruzioni per l'uso
Bene signori, adesso che siamo oltre 2000 iscritti è ora che si passi all'azione. Come scritto nella presentazione del gruppo e come potete vedere dalla foto (è il balcone di casa mia) questo gruppo non ha altri fini se non l'azione. Propongo a tutti voi di esporre un lenzuolo con su scritto IO STO CON INGROIA citando così un pò la primavera palermitana, quella dei lenzuoli appesi al balcone dopo il periodo delle stragi appunto, ma stavolta schierandovi dalla parte del magistrato più esposto d'Italia. Scrivetelo, fatelo scrivere, coinvolgete amici, parenti, vicini...urliamolo all'Italia che c'è tanta gente non solo onesta ma anche pronta a fare qualcosa per non voltarsi dall'altra parte!Non vi vergognate di farlo, abbiate il coraggio di fare qualcosa per chi di coraggio ne sta dimostrando davvero tanto per amore nostro e della verità!Come diceva Paolo Borsellino e oggi Ingroia "la magistratura, senza un movimento culturale, può fare ben poco contro la mafia"Istruzioni per l'uso:
1) - misura la larghezza e la lunghezza del balcone sopra cui intendi mettere lo striscione;
2) - con esse recati in merceria ed acquista una stoffa di cotone;
3) - successivamente acquista in cartoleria le lettere adesive che servono per comporre la frase, in alternativa del nastro adesivo colora...to (meglio se nero) o una bomboletta di vernice spray dello stesso colore calcolando bene proporzioni;
4) - componi la frase IO STO CON INGROIA;
5) - bucherella il lenzuolo affinchè il vento incontri poca resistenza;
6) - esponi il lenzuolo assicurandolo saldamente alla ringhiera del balcone.
Costo dell'operazione: 15 euro circa.
Se poi voleste pubblicare le foto in questa bacheca mi farebbe tanto piacere...
Grazie a tutti!
Antonio Barbagallo
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lunedì 20 aprile 2009

I lunghi "tentacoli" di "Cosa Nostra"


Mafia, un termine che assieme a ndrangheta a camorra ed altre "correnti di assassinio", viene associato a "malavita organizzata". In realtà, quella che in sicilia chiamiamo "mafia" ha un solo nome che è "Cosa Nostra". Nel libro di Giovanni Falcone "Cose di Cosa Nostra", che tutti voi avrete letto -e del quale in questo stesso mio Blog, riporto (nel precedente post), alcune parti e considerazioni- si descrive fin nella psiche, il mafioso. Una struttura piramidale, quella di "Cosa Nostra", non a caso ispirata per grandezza e convinzione a quella ecclesiale. Struttura che si ramifica come una Piovra "termine famoso", in ogni genere di traffico e di affare. Nazionale ed internazionale.

Il Generale Dalla Chiesa, che ebbe a sconfiggere le Brigate Rosse, pur essendo persona assai accorta e scaltra, sottovalutò egli stesso l'impero mafioso nella sua vastità, al confronto del quale le suddette BR, erano solo un gruppo di scalmanati sognatori.

Mafia siciliana, (e nel mondo ne esistono di vario tipo e genere), significa politica, coinvolgendo la chiesa, ma in un modo che non facile comprendere o spiegare. Cosa Nostra è passato e presente, è... omertà, è... un PENSIERO radicato nella testa della gente.

Voglio però, percisare che: Quando io scrivendo difendo la Chiesa (e lo faccio spesso), io intendo difendere la Fede Cristiana. Troppo spesso infatti, la gente in balìa della confusione più totale, osservando sdegnata le tante vergogne che in questi ultimi tempi (ma non solo), sono state perpetrate da piccoli parroci di paese, siano esse dovute a figli illeggittimi, gozzoviglie, sesso, ricchezze o perfino pedofilia... infine confonde la chiesa di paese, la Chiesa di Roma e... l'unico Dio che essa dovrebbe rappresentare nei suoi preti, nei suoi vescovi, arcivescovi, cardinali e su fino al papa.

La nostra cara Sicilia, che ogni giorno sui giornali viene raccontata più da sconcertanti fatti di cronaca nera che da progresso, da opere di carità o di umanità e benessere, si avvia ad una nuova sfida che è l'Europa del dopo crisi. Ingessata dall'immobilismo, strangolata dal poco lavoro, forse è il caso che la nostra terra si interroghi se le parole che deve esternare lì dove serve, siano proprio quelle che ha sempre e per troppo tempo tenuto serrate in gola.

La mafia, ancora oggi, incute rispetto!
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Questo articolo
(con il titolo "Le lunghe "mani" di Cosa Nostra")
è stato già pubblicato anche sui siti:

Jonialife.it (GUARDA)
Santamariadelrosario.org (GUARDA)
Furciblog.blogspot.com (GUARDA)
Furcisiculo.net (GUARDA)
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Su Jonia News di Aprile: Pag. 30 Roccalumera:
intervista a Miasi di G. BonarRIGO

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giovedì 16 aprile 2009

Così, Giovanni Falcone ci raccontò "Cosa Nostra"


La struttura di Cosa Nostra
La mafia siciliana ha una struttura a sviluppo verticale. Il capofamiglia nomina il "sottocapo", i consiglieri ed i capidecina che hanno il compito di coordinare gli uomini d'onore, i picciotti. L'organizzazione base è la famiglia, non quella di sangue, ma un gruppo mafioso che controlla un pezzo di territorio, in genere un paese o un quartiere di una grande città, oppure più paesi se questi sono piccoli. È una funzione vitale, quella del controllo del territorio, che si snoda attraverso forme di contiguità con ambienti della politica e delle istituzioni. In Cosa Nostra si entra per cooptazione o chiamata, attraverso una specie di giuramento che consiste nel farsi bruciare sulla mano un santino.

Le attività
Le disponibilità di Cosa Nostra sono illimitate. Le attività nelle quali Cosa Nostra è impegnata sono il traffico internazionale di droga (le rotte controllate dalla mafia siciliana sono ancora oggi quelle più sicure), le speculazione finanziarie ed immobiliari, il riciclaggio del denaro sporco, l'estorsione, il traffico di armi, lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani e industriali ed il traffico di armi.
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Cari lettori, oggi vi voglio parlare del libro di Giovanni Falcone, "Cose di Cosa Nostra". Un libro, che racconta il mafioso siciliano come molti di noi nemmeno lo immaginiamo. I mafiosi con i quali si confronta il magistrato Giovanni Falcone, non sono rozzi delinquenti, ma persone dalla psiche assai profonda, gente che parla un linguaggio proprio, (in codice). Falcone, per servire lo Stato, prima di ogni cosa studia gente come Buscetta, Mannoia, o Calderone.
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NEL PROLOGO, Marcelle Padovani parla del METODO FALCONE: "Insolenti o vittimisti, chiusi in un ostinato silenzio o violentemente contestatori, Falcone oppone loro una calma e una sicurezza di sè incontrollabili. Niente sguardi di intesa, niente rapporti basati sul tu, ma nemmeno insulti: devono rendersi conto di trovarsi di fronte allo Stato".

LEGGENDO IL LIBRO: "Talvolta ha scoperto in loro un'umanità insospettabile: "Che calore, che senso di amicizia quando ci siamo salutati con i pentiti Buscetta Mannoia, Calderone". E lo stesso Calderone dichiara ai giornali: "Ho collaborato con Falcone perchè è un uomo d'onore". E, lasciata l'Italia per destinazione ignota nel tentativo di sfuggire all'immancabile vendetta di Cosa Nostra dopo le confessioni rilasciate alla magistratura, gli fa pervenire questa lettera straordinaria: "Signor giudice, non ho avuto il tempo di dirle addio. Desidero farlo ora. Spero che continuerà la sua lotta contro la mafia con lo spirito di sempre. Ho cercato di darle il mio modesto contributo, senza riserve e senza menzogne. Una volta ancora sono costretto a emigrare e non credo di tornare mai più in Italia. Penso di avere il diritto di farmi una vita e in Italia non è possibile. Con la massima stima, Antonio Calderone".
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COSI' INIZIA IL RACCONTO: Cosa nostra ha a sua disposizione un arsenale completo di strumenti di morte. Per il fallito attentato del 21 giugno 1989 alla villa che avevo affittato all'Addaura, vicino a Palermo, erano stati piazzati tra gli scogli cinquanta candelotti di esplosivo. La lupara ormai sta passando di moda. Il famoso fucile a canne mozze, che una volta firmava i delitti mafiosi, quest'arma artigianale di inconfondibile carattere contadino, è sempre meno adatta alle esigenze della mafia moderna. Oggi si preferiscono generalmente le armi a canna corta, la calibro 38 e la 357 Magnum a proiettili dirompenti. Per gli attentati più difficili e complessi vanno bene le armi a canna lunga di fabbricazione straniera, i Kalashnikov, i bazooka, i fucili lanciagranate. Per non parlare degli esplosivi, utilizzati non solo a casa mia, ma anche, nel 1983, per l'assassinio di Rocco Chinnici, spazzato via dallo scoppio telecomandato di un'auto imbottita di tritolo.

I "messaggi" di Cosa Nostra": I messaggi di Cosa Nostra diretti al di fuori dell'organizzazione - informazioni, intimidazioni, avvertimenti - mutano stile in funzione del risultato che si vuole ottenere. Si va dalla bomba al sorrisetto ironico accompagnato dalla frase: "Lei lavora troppo, fa male alla salute, dovrebbe riposare", oppure: "Lei fa un mestiere pericoloso; io, al suo posto, la scorta me la porterei pure al gabinetto" - due frasi che mi sono state rivolte direttamente. Le cartoline e lettere decorate con disegni di bare o con l'eventuale data di morte accanto a quella di nascita, e i pacchetti con proiettili sono riservati generalmente ai novellini, per sondare il terreno.

L'ANEDDOTO: Uno dei miei colleghi romani, nel 1980, va a trovare Frank Coppola, appena arrestato, e lo provoca: "Signor Coppola, che cosa è la mafia?". Il vecchio, che non era nato ieri, ci pensa su e poi ribatte: "Signor giudice, tre magistrati vorrebbero oggi diventare procuratore della Repubblica. Uno è intelligentissimo, il secondo gode dell'appoggio dei partiti di governo, il terzo è un cretino, ma proprio lui otterrà il posto. Questa è la mafia...".
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Su Jonia News di Aprile: Pag. 30 Roccalumera:
intervista a Miasi di G. BonarRIGO

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