Il GRIDO (Il Blog su Roccalumera e... non solo)

martedì 27 settembre 2011

INTERCETTAZIONI. IL GOVERNO ACCELERA. NEL MIRINO ANCHE I BLOG

ROMA - È l'ultima novità. L'ennesimo diktat di Berlusconi. Il ritorno alla legge Mastella sulle intercettazioni. Se dovesse passare, sui giornali non usciranno più, addirittura fino alla sentenza d'appello, gli atti integrali contenuti nel fascicolo del pubblico ministero. "Siamo in uno stato di polizia" dice lui. Il presidente dell'Anm Palamara gli ribatte che "non è vero". Ma il premier agisce di conseguenza. Tenta un compromesso, pm sempre liberi di mettere microspie per i reati oltre i cinque anni di pena, ma ascolti blindati.

Niente telefonate pubblicate, neppure il loro contenuto, né verbali d'interrogatorio (quelli solo raccontanti per riassunto), né relazioni e accertamenti della polizia. Black out. Con una legge così, per limitarci alle cronache giudiziarie di questa fine estate, non avremmo letto una riga delle intercettazioni tra Tarantini e Lavitola, né quelle tra Lavitola e Berlusconi, tutte nell'indagine di Napoli, né quelle del 2008 tra Tarantini e il premier contenute nell'ordinanza che chiude a Bari l'indagine sulle escort. Niente "Italia paese di merda" (detto da Silvio), niente "la patonza deve girare" (ancora Silvio), niente "resta dove sei" (sempre Silvio a Lavitola).


Il Cavaliere, su input del suo avvocato Ghedini, l'aveva già proposto all'inizio di luglio. Adesso ci riprova. Vuole tornare al testo della legge Mastella sul bavaglio alla stampa. Proprio quella votata all'unanimità, solo sette astenuti, il 17 aprile 2007. Un colpo di teatro. Che il Cavaliere ripropone come soluzione in queste ore e motiva così: "Voglio proprio vedere se quelli della sinistra smentiscono se stessi e ora mi dicono di no. Se lo fanno vorrà dire che vogliono vedere pubblicate le mie intercettazioni sui giornali e vogliono fare con quelle la lotta politica". L'intenzione sarà ufficializzata mercoledì quando, a Montecitorio, è previsto un vertice del Pdl per decidere come andare in aula la prossima settimana. "Pochissime modifiche e avanti in fretta" dicono i bene informati.

L'ostacolo non è certo la norma sui blog - obbligo di rettifica entro 48 ore, fino a 12mila euro di multa - che, giurano sempre le stesse fonti, "si può ben addolcire". Il punto fondamentale è bloccare l'uscita delle telefonate registrate. La norma Mastella fa proprio al caso di Berlusconi. Visto che è ben più severa di quella che sta alla Camera, il famoso ddl Alfano, frutto del compromesso di un anno fa tra Berlusconi, Fini e la Bongiorno. Lì si dà grande spazio all'udienza-filtro, quella in cui magistrati e avvocati decidono quali intercettazioni rilevanti devono finire nel fascicolo del processo e, di conseguenza, possono essere pubblicate. Nella Mastella invece il meccanismo è rigido ed esclude qualsiasi margine per pubblicare le carte giudiziarie.


Il premier e i suoi avvocati temono che l'udienza-filtro si risolva in una trappola, in cui si verifica comunque una discovery degli ascolti che possono poi trapelare sulla stampa. Mentre la piazza già si mobilità, giovedì 29 la prima protesta contro la legge bavaglio, alla Camera il Pdl può contare su un'altra settimana. Troppo affollato il calendario di questa, si rinvia alla prossima. In cui si passerà subito agli emendamenti, visto che la discussione generale s'è fatta un anno fa. Lo scontro è assicurato. Sul bavaglio e sulle sanzioni, ma anche su una legge che per i magistrati limita e danneggia le indagini.


Il Pdl è pronto allo scambio. Se il Pd vota la stretta alle pubblicazioni della Mastella, non ci sarà il carcere per i giornalisti, ma solo multe da 10 a 100mila euro. Salvi gli editori. Sarà scontro perché il Pd, a luglio, ha già detto che la Mastella non è la base di un possibile compromesso. Enrico Costa, capogruppo Pdl in commissione Giustizia, parla di "una norma equilibrata che garantirebbe al contempo lo strumento d'indagine, ma utilizzato senza abusi né forzature, e impedirebbe le divulgazioni indebite delle trascrizioni delle telefonate". Per dirla con il suo slogan "le intercettazioni devono servire nel processo e non sui giornali per alimentare il gossip".



Opinione Pdl, ovviamente. Questo è il "bersaglio grosso". Sull'ammazza-blog, criticata dal ministro Giorgia Meloni ("Errore da modificare"), c'è già la promessa di un emendamento del Pdl Roberto Cassinelli. Anche qui un compromesso: sanzioni ridotte, la chiosa per la rettifica "quando tecnicamente possibile", da 48 ore a dieci giorni di tempo per farla. L'opposizione - Di Pietro, Rao dell'Udc, i Pd Ferranti, Vita, Gentiloni, Serracchiani, Giulietti di Articolo 21 - preannuncia barricate ("Chi ammazza i blog ammazza la libertà"). Lo scontro in aula dalla prossima settimana.
N.B. Articolo pubblicato su Repubblica.it





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venerdì 5 giugno 2009

PECHINO: Bloccato l'accesso a siti di informazione, blog, servizi di posta elettronica













La repressione dell'esercito nella notte tra il 3 e 4 giugno 1989Amnesty denuncia: "Impedito l'accesso agli attivisti"
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Tienanmen, vent'anni di censurePiazza blindata per l'anniversario
Bloccato l'accesso a siti di informazione, blog, servizi di posta elettronica
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PECHINO - Giro di vite del governo cinese alla vigilia del ventesimo anniversario della rivolta di piazza Tienanmen del giugno 1989. La Cina, il cui esercito nella notte tra il 3 e 4 giugno represse le proteste degli studenti nel sangue, si è trincerata nel silenzio, rafforzando le restrizioni e i controlli sugli attivisti e impedendo l'accesso nella piazza.
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Censura. La censura del regime è sempre più visibile, sia per tutti coloro che si affacciano sulla piazza e notano un gran numero di poliziotti, sia per coloro che cercano di informarsi sul web e sui network internazionali. Le notizie sui massacri, che posero fine a sette settimane di proteste degli studenti, sono regolarmente tagliate dagli schermi della Bbc e della Cnn in lingua cinese. Pechino ha anche disposto il blocco dell'accesso a Twitter, alla posta elettronica di Hotmail, del nuovo motore di ricerca Microsoft Bing e al server fotografico Flickr. Oscuramenti che si aggiungono a quelli a cui sono già soggetti Youtube, Blogspot e Wordpress.
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Amnesty e Rsf. Il blackout informativo è stato criticato in un comunicato da Reporter senza frontiere. L'associazione sostiene che "a causa delle censure ci sono giovani cinesi del tutto ignari di quello che accadde quella notte". Nell'università di Pechino, nota l'organizzazione, gli studenti sembrano più preoccupati degli esami di fine corso che del ricordo di quegli eventi.
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Oggi Amnesty International ha denunciato la "stretta intorno al dissenso e l'intensificarsi delle censure nei confronti degli attivisti per i diritti umani". La vicedirettrice del programma Asia e Pacifico dell'organizzazione per la difesa dei diritti umani, Roseann Rife, ha dichiarato in segno di sfida: "''Interrompere le comunicazioni e impedire la libertà di movimento non fermerà la lotta degli attivisti per i diritti umani e non li farà desistere dal ricordare il ventesimo anniversario della repressione di Tiananmen. Più aumenta la persecuzione, più aumenta la richiesta di verità''.
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(3 giugno 2009)
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Amnesty International ha chiesto oggi alle autorità cinesi di svolgere un'inchiesta pubblica e indipendente sulla violenta repressione militare ordinata nel 1989 nei confronti delle persone che manifestavano pacificamente a Tiananmen e nei dintorni della piazza. Il governo di Pechino ha finora impedito ogni tentativo di fare luce sull'attacco militare che provocò, nel giugno di 20 anni fa, centinaia di morti e feriti. Alla vigilia del ventesimo anniversario delle proteste, le autorità hanno ulteriormente intensificato il giro di vite contro attivisti e avvocati. In assenza di dati ufficiali da parte del governo, diverse Organizzazioni non governative stimano che tra 20 e 200 persone siano tuttora in carcere per il loro coinvolgimento nelle manifestazioni per la democrazia del 1989.

"Il Congresso nazionale del popolo ha il potere di indicare la direzione per chiedere conto delle persone uccise, di quelle arrestate e di quelle che sono ancora in prigione" - ha scritto Amnesty International in una lettera aperta inviata il 13 maggio a Wu Bangguo, presidente del Comitato permanente del Cnp.
"Tra le persone tuttora in carcere, alcune furono condannate per reati 'controrivoluzionari' che sono stati cancellati dal codice penale cinese nel 1997" - ha sottolineato Roseann Rife, vicedirettrice del Programma Asia e Pacifico di Amnesty International.
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Non tutte le persone finite in carcere a seguito delle manifestazioni di Tiananmen per la democrazia presero effettivamente parte alle proteste. A causa della successiva soppressione del dibattito pubblico, molte di esse sono state condannate dopo il 1989, solo per aver esercitato il proprio diritto alla libertà d'espressione, ad esempio dando vita a dibattiti on line o pubblicando su Internet poesie in ricordo delle vittime.
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Il carcere non è l'unico strumento cui le autorità ricorrono per impedire il dibattito sugli eventi del 1989. Le più note rappresentanti del movimento delle Madri di Tiananmen, Ding Zilin e Jiang Peikun, sono soggette a frequenti intimidazioni da parte della polizia e a periodi di detenzione arbitraria. A maggio, è stato loro vietato partecipare a una cerimonia funebre cui invece hanno potuto prendere parte 50 altri esponenti del movimento, dopo aver promesso al ministero per la Sicurezza dello stato che non vi sarebbero state presenze esterne, soprattutto di giornalisti.
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In occasione della presentazione del Rapporto annuale di Amnesty International, giovedì 28 maggio, la Segretaria generale dell'associazione, Irene Khan, ha chiesto alla Cina di firmare e ratificare il Patto internazionale sui diritti civili e politici. L'organizzazione per i diritti umani ha apprezzato il Piano d'azione sui diritti umani, lanciato recentemente dal governo di Pechino, che prevede la fine delle detenzioni illegali e la protezione dei diritti umani garantiti dalla Costituzione cinese, ma ha sottolineato come il successo del Piano dipenderà dalla sua effettiva attuazione. "Nel contesto della recessione economica globale, il governo cinese ha dimostrato di essere pronto ad assumere un ruolo guida per stabilizzare l'economia mondiale. Ma quando si tratta di diritti umani, le aspettative del mondo rimangono deluse. Il numero delle persone ancora in carcere per i fatti di Tiananmen dimostra quanto sia ancora dominante la mancanza d'impegno in favore dei diritti umani" - ha concluso Rife.
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Aggiornamento su casi seguiti da Amnesty International

Con l'approssimarsi del ventesimo anniversario della repressione di Tiananmen, le autorità cinesi hanno intensificato il giro di vite nei confronti degli attivisti per i diritti umani.
Amnesty International ha documentato almeno 100 casi di attivisti trattati con violenza o sottoposti a brevi periodi di carcere per aver difeso i diritti sindacali, il diritto alla terra o quello all'alloggio. Molte persone che hanno sottoscritto la Carta 08, una petizione che chiede riforme legali e politiche, vengono spesso convocate per interrogatori. Alcuni attivisti sono stati posti sotto sorveglianza in vista dell'anniversario.
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Nei primi quattro mesi del 2009, Amnesty International ha documentato almeno quattro casi di avvocati minacciati di violenze, almeno 10 casi di avvocati cui è stato impedito di incontrare o difendere i propri clienti e almeno un caso in cui un avvocato è stato imprigionato. Altri avvocati sono stati minacciati del ritiro della licenza a causa della loro attività professionale in favore dei diritti umani.
Questa è la situazione di alcuni prigionieri, condannati in relazione alle proteste del 1989 e il cui rilascio è previsto nei prossimi anni:
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Jiang Yaqun, condannato in primo grado alla pena di morte per "sabotaggio controrivoluzionario", con sospensione della pena. Si trova nella prigione Jinzhong di Pechino. Dopo aver beneficiato di tre riduzioni di pena, dovrebbe essere rilasciato nell'ottobre 2014.
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Li Yujun, condannato in primo grado alla pena di morte per "incendio", con sospensione della pena. Si trova nella prigione n. 2 di Pechino. Dopo sei riduzioni di pena, dovrebbe essere rilasciato nel novembre 2014.
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Zhu Gengsheng, condannato in primo grado alla pena di morte, con sospensione della pena, per "sabotaggio controrivoluzionario", per aver sventolato una bandiera e aver gridato "Vinceremo!" mentre era salito su un carro armato dato alle fiamme. Si trova nella prigione n. 2 di Pechino. Dopo cinque riduzioni di pena, dovrebbe essere rilasciato nell'aprile 2013.
Queste altre persone continuano a essere perseguitate dalle autorità cinesi a causa del loro impegno in favore dei diritti umani, che risale ai fatti di Tiananmen:
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Huang Qi, condannato a cinque anni di carcere per aver ospitato una discussione on line sulle proteste di Tiananmen e avere, tra l'altro, citato sul suo sito un rapporto di Amnesty International. Rilasciato il 4 giugno 2005, ha ripreso a pubblicare contenuti on line e a difendere i diritti umani. È stato nuovamente imprigionato nel giugno 2008, per aver preso le difese di cinque famiglie i cui figli erano morti nel terremoto che aveva colpito il Sichuan un mese prima.
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Qi Zhiyong, reso disabile a causa di una ferita da arma da fuoco nel corso delle proteste del 1989. In un messaggio diffuso agli organi d'informazione il 15 aprile ha fatto sapere di essere stato arrestato dalla polizia. Amnesty International ritiene che il suo arresto sia legato al ventesimo anniversario della morte di Hu Yaobang, che diede vita all'inizio delle proteste del movimento per la democrazia.
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Zhou Yongjun, leader studentesco condannato 20 anni fa a due anni di carcere e successivamente andato in esilio negli Usa. Al suo rientro in Cina, nel 1998, è stato sottoposto a tre anni di rieducazione attraverso il lavoro. Di nuovo in esilio, lo scorso ottobre ha cercato di rientrare in Cina da Hong Kong ma è stato nuovamente arrestato. Le autorità negano tutto questo, ma secondo la stampa internazionale, compresa l'Associated Press, Zhou Yongjun è stato formalmente incriminato per frode, nel maggio di quest'anno.
Ulteriori informazioni e gli appelli sono disponibili on line.
Roma, 2 giugno
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giovedì 4 giugno 2009

Emendamento D'Alia. Come a "Parrineddu", tappo in bocca ai blog














Vedete, ecco come succede che, dai buoni propositi di non belligeranza, alla fine si ricade a parlare (ma solo a parlare), ancora di politica?

Intanto, chiariamo subito una cosa: i blogger cosa sono veramente? Sono moralisti, sono perditempo o, sono dei coraggiosi sostenitori della giustizia e della legalità? Il giornalismo nazionale è al 90% tutt'altro che libero. Infatti, quasi (voglio sperare che qualcuno ancora sia veramente indipendente), tutti i giornalisti sono al soldo di questo o quel politico. Di Destra di Centro o di Sinistra. Quindi, le notizie che leggiamo sui quotidiani sono filtrate, sono geneticamente modificate, e le opinioni che esse stesse ci trasmettono sono quasi sempre tendenziose.

I milioni di Blog, che rappresentano oggi le voci di altrettanti "predicatori" (apparentemente) liberi, - se non saranno presto oscurati -continueranno ad offrire al pubblico una delle pochissime opportunità di liberta d'informazione e di libera espressione di opinione. Tuttavia, i maghi della politica, che bene sanno girare la palla psico-popolare... con la scusa della pornografia, con la scusa della pedofilia, dell'antisemitismo o di qualsiasi altro deleterio messaggio cheppure esiste nella "rete", sapranno certamente "mettere il tappo in bocca" (come nel film "Il giorno della civetta" venne messo all'infame spione "Parrinèddu"... che fu ritrovato seppellito sotto il manto d'asfalto appena steso).

Ed eccoci giunti alfin all' emendamento D'Alia: come quasi tutti sapranno, Giampiero (credo che si chiami così il "nostro" conterraneo che milita nell'UDC di Casini... quindi all'opposizione, rispetto al PDL di Berlusconi), se si parla di difendere la Casta, passa immediatamente a Destra. E così, avverrebbe ovviamente se si trattasse di aumentare gli "irrisori" stipendi dei parlamentari, o se si trattasse di offrire loro questa, piuttosto che quella immunità.

Cari lettori del blog, in Italia ed in Sicilia in particolar modo, siamo di fronte ad un "SISTEMA" consolidato. Siamo di fronte ad un castello di ipocrisia e di corruzione che si regge bene non solo dal dopoguerra, ma addirittura da secoli. In questo "SISTEMA", sia che noi viviamo stilando perizie per i tribunali, o riparando facciate di edifici cadenti o scrivendo sui blog, o... progettando il ponte sullo stretto di Messina, (altra chimera, dalla quale si sono munti già altrettanti miliardi di vecchie lire, di quanti ne servirebbero per realizzarlo veramente), noi siamo parte integrante. Si, noi siamo uomini liberi, ma siamo corruttibili. Per quanto a volte integerrimi, tante volte, pressati dal bisogno, (e su questo bisogno è stato costruito il castello della Casta politica), abbassiamo il capo.

Alla fine, fra gridatori di piazza e fini pseudo illuminati dalla legge di Dio (che salgono sull'altare per promuoversi agli elettori) sulla via di un potere del tutto personale, la politica è ovunque e perciò, vuole rimanere indisturbata nei suoi loschi obbiettivi. Noi, ascoltiamo i comizi, ma quanto afferrriamo veramente da essi? E di ciò che afferriamo, cosa ci entra nel cervello tanto da convincerci a porre ancora una volta la fatidica icx su quel simbolo piuttosto che su quell'altro in cabina elettorale? Purtroppo, (e correggetemi se sbaglio), spesso, a convincerci non sono i buoni propositi dell'ennesima promessa di riscatto della nostra terra, ma... l'amico che viene a trovarci a casa con i santini in mano, al quale a sua volta uno più grande e più potente ha dato il compito di divulgare la "parola". L'amico è un affettuoso vicino di casa che ci ha fatto qualche favore? allora, poco importa se ci propina il simbolo della Destra di Storace, di Forza Nuova o di Rifondazione Comunista... è uno a cui non possiamo dire di no. Infine ma non per ultimo, c'è il grande sponsor del momento, il TITOLO che tuona, che non ha bisogno di presentazioni... si, stiamo parlando del PDL (al secolo Popolo della libertà), dell'onnipresente Silvio.

Siciliani, popolo di scontenti e di sussurratori, di saltimbanchi e di coraggiosi imprenditori... purtroppo, anche se Berlusconi fosse (ma non lo è) il riformatore migliore della storia della penisola... per noi - acquistabili per mafia o per bisogno come siamo - non cambierà comunque nulla. Purtroppo!

Un caro saluto a tutti,
dal solito BonarRIGO
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mercoledì 24 ottobre 2007

La legge Levi-Prodi vuole SPEGERE i BLOG

Firmate contro la legge Levi-Prodi che vuole chiudere tutti i Blog che non siano aperti da giornalisti registrati all'Autorità delle Comunicazioni (cioè quelli governati dai politici). E' un escamotage per tappare la bocca a tutti quei Blog che rivelano le malefatte del mondo politico e che Faranno chiudere tutti i Blog (a meno che non siate giornalisti nelle condizioni di cui sopra), così da togliersi il pensiero ed eliminare qualsiasi punto di riunione dove i cittadini,con poco sforzo, possono comunicare a tutti quello che accade e lasciare commenti(vedi situazione mastella). Siamo a un passo dalla Cina, come dittatura dell'informazione, e tra poco come inquinamento.

diffondete a catena. Grazie

IL MIO COMMENTO:
Quanto avete letto sopra, può significare una sola cosa: Beppe Grillo ha colto nel segno attaccando le vergogne dei politici servendosi di un semplice Blog. Ce ne fosse di gente come lui, che ha coraggio e scende in piazza a raccontare la verità al popolo. Noi tutti, italini di ogni regione, siamo chiamati a raccogliere le firme contro questo tentativo di "imbavagliamento". Non sottovalutiamo l'evento. LIBERTA' è anche questo, PARLARE e COMBATTERE!

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