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venerdì 22 gennaio 2010

Disvalori politici. Noi, “a loro immagine e somiglianza”?



In questa Penisola e soprattutto al Sud, particolarmente in Sicilia e tanto più a Messina e provincia, pensiamo sempre che siano “gli altri” ad essere il peggio.

Invece, non c’è nulla di umano che sia a chiunque estraneo.

Io non credo che i cosiddetti “nostri padri”, fossero diversi da noi e da quelli che ci sono ai poteri attualmente.

Una volta, semplicemente tante cose non si sapevano e tantissime altre passavano inosservate o sottosilenzio.

Erano anche allora “fruitori”, tangentari e intrisi di ossessioni, prepotenze e prevaricazioni.E così oggi, come in passato sotto altre forme, basta indossare una divisa, una toga, un doppio petto, mettere un lampeggiante sul tettuccio dell’automobile, essere eletti al comune, alla provincia, alla regione, al parlamento, ma persino in una società mista (pubblico-privata) o insomma basta avere un titolo e un’etichetta, che improvvisamente ci sentiamo appartenere ad un’altra elite umana.in sostanza il nostro cervello da sempre si ubriaca di delirio d’onnipotenza, facendoci sentire dei monumenti, praticamente “ad immagine e somiglianza”. ADDUSO

Il MIO COMMENTO: La riflessione di Adduso, (che è un commento ad un mio precedente post (sullo scandalo della Banca Romana"), ci riporta ad un'immagine dell'italia (ma tanto più della "nostra" Sicilia), dove la malapolitica ha da sempre fatto scuola e proselitismo nei vari gradini della società. La spasmodica rincorsa alla posizione agiata o quantomeno del Posto Fisso Statale, ha avvelenato (o illuso), una grossa fetta della popolazione, che giunta fino ai giorni nostri, "vede" il prevaricatore come un idolo o addirittura come un laico messìa. Così, "u strunzu galeggianti" di turno, si crederà ancora di più un dotto signore e si aspetterà la genuflessione al suo passaggio. Questa società non ha bisogno di moralisti, mi direte! Io vi risponderò, che di questi disvalori ci stiamo ubriacando e sotto il peso degli stessi saremo schiacciati. Giovanni BonarRIGO

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1 Commenti:

  • La STAMPA
    Riconosciute le aggravanti chieste
    dalla Procura «per aver favorito la
    Mafia». Lui: «Accetto con serenità»
    PALERMO

    La Corte d’appello di Palermo ha condannato a 7 anni di carcere, 2 in più del primo grado, l’ex presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, attualmente senatore Udc, riconoscendo all’imputato l’aggravante chiesta dalla Procura Generale per aver «favorito la mafia». La sentenza è stata emessa all’aula bunker del carcere Guagliarelli di Palermo nel processo alle cosiddette "talpe" della Dda di Palermo. La replica: «L’avevo già detto e lo ripeto rispetterò la sentenza con grande serenità».

    Di Blogger BonarRIGO, Alle 23 gennaio 2010 18:46  

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